Molto Meno che Inutile

 

Federico Cavallini è uno sciocco. L’origine della parola “sciocco” si riferisce a ciò che è inutile. Un oggetto composto da gesso e legno, che contiene in se una fetta di pane, è molto meno che inutile. Nella sua seria esattezza sembra scagliarsi contro il nostro universo di senso.

 Cavallini ha realizzato una serie di questi sostegni-per-pane servendosi di materiali provenienti da fabbriche di mobili. Ciascuno di questi oggetti è costruito per essere parte di un pezzo di pane; come se un pezzo di pane fosse, in qualche modo, altro da un pezzo di pane.

C’è ovviamente una grande cura nella realizzazione di questi oggetti --- una grazia disinteressata, come quella che ci si aspetta da un ottimo mago. Ma questi oggetti non sono scherzi. E’ necessario coglierne la serietà, anche se non arriviamo a capirla. 

La prima volta che vidi il lavoro di Cavallini fu presso l'ambasciata italiana a Berlino e anche queste opere erano fatte di pane.  Aveva accuratamente plasmato dei piccoli elementi che sembravano lische di pesci e ossa di tartaruga lavate dal mare e lasciate su una spiaggia. Se non me lo avesse detto non mi sarei accorto che erano fatte con farina di frumento e lievito.  Di primo acchito sembrava le avesse semplicemente raccolte da una spiaggia particolarmente ricca. Ogni pezzo, alcuni erano piccoli e delicati, era invece realizzato con amore, e grande attenzione per i dettagli biologici. Si potevano osservare vecchie ossa di balene, di tartarughe marine, e di svariate tipologie di pesci, tutte esposte su un tavolo secondo un ordine pseudo-logico.

Rimasi affascinato da quella che sembrava una cura straordinaria nel trovare e organizzare una tale raccolta in siffatta maniera. Ma in realtà ogni pezzo era stato creato dall’artista --- con attenzione scientifica per il dettaglio e per la correttezza.

Più tardi gli dissi che l’origine di questo lavoro era sicuramente il tavolo di un ristorante dove mentre gli altri si godevano la serata lui giocava nervosamente con dei pezzi di pane. Un atto infantile portato però ai limiti estremi.

E questi lavori, ci disse, non saranno conservati in alcuna maniera, prima o poi verranno distrutti dagli insetti e dagli agenti atmosferici. Può l’incuranza avere profondità? Queste opere ultra-accurate appaiono allo stesso tempo profondamente incuranti.

Per lungo tempo, sin dai tempi di Giotto e Filippo Lippi, l'Italia ha costantemente prodotto artisti che, per lo più tacitamente, hanno espanso e perfezionato sia le modalità che le definizioni di arte. Ciò che voglio dire è; gli Italiani sono sempre stati gli artisti migliori.

Solo una considerazione: prima della prima guerra mondiale troviamo dei pittori a Parigi ma il resto del mondo occidentale era una specie di deserto artistico culturalmente sterile --- fatta eccezione per Medardo Rosso in Italia. Rosso aveva una sorta di capacità naturale nel combinare specificatamente amore rispetto ed equilibrio, lasciatemi dire una delicata (esperta ma spontanea) abilità nel trattare materia e forma.

Tutto ciò era ben lontano dell’arte piuttosto letterale, e letterata di Duchamp. 

Dopo la seconda guerra mondiale, gli americani hanno cominciato ad avere grande pubblicità e molti ricchi collezionisti, ma erano Manzoni, Fontana, Burri e altri che stavano compiendo quel lavoro che ha portato l’arte veramente oltre il conosciuto, grazie ad una profonda comprensione dei materiali e della percezione. Ed è ciò che è stato portato avanti dal gruppo dell'Arte Povera.

Federico Cavallini è uno dei primi esempi di questa tradizione lavorativa oggi, apparentemente senza sforzo né ambizione, utilizza semplicemente il suo incredibile talento per giocare.

Questa tipologia di talento trova inoltre il suo lignaggio nella lunga tradizione degli artigiani italiani. Il nonno di Cavallini lavorava per il commercio turistico realizzando le repliche in miniatura di famose statue in marmo. Molte di queste miniature, e di frammenti rotti, hanno trovato posto nello studio di Cavallini, dove egli le “ripara” cambiandole, dando loro energia. Questi emarginati felici/tristi sono un omaggio agli artigiani d'Italia.

Ha incontrato un albero di pere. Ogni foglia caduta è stata classificata e pressata tra le pagine di svariati libri, i gambi sporgono da tutti i lati come setole, rendendo i libri inavvicinabili. Uno di questi libri è così denso di pagine da diventare un anti-libro. Le sue pagine sono diventate foglie, facendo eco alle foglie dell'albero in una lingua alternativa. Altre sono bloccate verso il basso, strette come se qualche isterico maniaco del controllo stesse cercando di fermare la natura. Nello stesso ciclo di ricerca l’artista ha collezionato e messo delle morse a pezzi di corteccia d’albero. 

Con simile intento ha acquistato decine di nasi di maiale essiccati. Questo lavoro fa parte di una nuova serie che non mi piace. Non mi piace, perché, beh, perché sono dei nasi di maiale. Non mi piace che siano distribuiti nel mercato. Questi, assieme alle orecchie essiccate e agli intestini, sono venduti in negozi di animali per essere date ai cani da masticare. (L’Homo Capitalus può non avere integrità)

Ma capisco e ammiro quello che Cavallini vuole intendere con questi lavori. Orna le parti secche con perline luminose e puntine commerciali decorate, trasformando questi nasi in orribili spille oscene e altri gioielli, restituendoci un’immagine della nostra stupidità e vanità.

Questi lavori si possono collocare in un'altra onorata tradizione nella storia dell'arte, più vicina agli antichi pittori Olandesi e Spagnoli.

Luigi Ontani una volta mi ha dato uno dei suoi lavori che difficilmente riesco a mostrare pubblicamente, specialmente in casa mia. E’ un’opera molto valida, che non ha alcuna funzione decorativa. Un’opera che contesta l’idea di arte piacevole. 

I gioielli parte-di-animale di Cavallini funzionano allo stesso modo. Nessuno di questi lavori offre conforto, ma sono per il pensiero e la meraviglia.

 

Jimmie Durham 2016 Napoli

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