Prefazione 

 

La Chiesa è sempre in un processo di rinnovamento. Anche Santo Stefano Rotondo, dopo molti anni di restauro, nel 2007 ha riaperto le porte ai visitatori. I fedeli possono così di nuovo celebrare cerimonie religiose, e l’ampio spazio della chiesa è nuovamente luogo di meditazione e di preghiera.

 

L’arte è lo strumento principale che dà la forma estetica ad un luogo sacro – questo vale per ogni religione in ogni tempo. Attraverso l’arte l’uomo mostra il suo genio creativo ed esprime la sua venerazione per Dio. Per questo si scelgono i materiali più preziosi. Nei capolavori dell’arte religiosa a Roma troviamo oro, pietre preziose, marmo, legni pregiati e molti altri materiali di valore.

 

Questo è uno dei motivi per i quali, come Rettore della basilica di Santo Stefano Rotondo, ho accolto con favore l’esposizione dell’opera ”Intervento” di Federico Cavallini. Lo spazio interno notevole nelle dimensioni quanto etereo nell’atmosfera ben si prestava ad accogliere un’opera frutto della pazienza e della passione di un artista. La sua opera però non consta di materiali pesanti come oro o marmo; è stata infatti realizzata nel corso di numerosi anni con le foglie di un pero. L’artista ha raccolto foglia dopo foglia, aspettando pazientemente che la natura facesse il suo corso e che un parassita, distruggendo lentamente la pigmentazione esterna delle foglie, lasciasse trasparire lo scheletro: la nervatura legnosa. 

 

L’opera d’arte che appare ai nostri occhi è quindi un velo di 2547 foglie raccolte una per una, stagione dopo stagione, fino ad ottenere un’opera grande nelle sue dimensioni: il velo è largo 150 cm e alto 240 cm, ma del peso di soli 80 grammi. Sono sicuro che anche in questo caso si tratta di un materiale scelto per un’opera sacra. 

 

Ogni opera d’arte porta in sé un suo specifico significato. Siccome il signor Cavallini ha espresso il desiderio che la sua opera venisse messa dietro l’altare di una chiesa antica, mi siano qui permesse alcune interpretazioni tratte dalla tradizione della fede cristiana. I cristiani dei primi secoli avevano l’abitudine di erigere gli altari sopra le spoglie dei santi. Nella fede c’era la convinzione che in quel luogo gli scheletri attendessero la resurrezione. La mostra si è svolta durante la quaresima, che viene introdotta dalle parole “Ricordati che sei polvere e polvere tornerai” e termina con la resurrezione di Cristo insieme con tutti i morti.

 

Gli scheletri dell’opera d’arte naturalmente non sono scheletri umani, bensì vegetali. Ma anch’essi prendono parte all’eterna alleanza stretta da Dio con gli uomini e con tutto il creato. Dopo il diluvio universale Dio pose tra le nuvole l’arcobaleno, con il quale voleva comunicare all’umanità che non avrebbe mai più annientato tutti gli esseri viventi (Gn 9,11-13). E Paolo lo scrive nella lettera ai romani. Viviamo “nella speranza che la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per ottenere la libertà della gloria dei figli di Dio (Rm 8,20-22).” Che questa mostra tenutasi a Roma possa essere per i romani un segno di speranza, segno che la forza della resurrezione sta operando in tutto il creato.

 

 

P. Franz Meures SJ

Rettore della Chiesa di Santo Stefano Rotondo

 

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