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breve uscita domenicale

episodi degni di nota

un gruppo di cani menomati fermi sul marciapiede: uno senza un occhio uno senza una zampa e uno senza il guinzaglio.

un tizio sgasa in sella ad una harley vestito da hells angels indossa un casco con supporto per smart phone.

una coppia uomo donna lui col cane al guinzaglio che assomiglia a lei il cane è un levriero alto magro indossa leggins grigi.

una giovane guida una vecchia fiat scarburata al ritmo dei bassi di uno stereo sovradimensionato.

un uomo giovane e smilzo passeggia senza ritmo in direzione periferica. Le braccia abbassate dritte lungo i fianchi. Appese alle dita due bottigliette piene di piscio.

davanti alla scalinata di antignano dietro una nave all'ancora davanti un cane al guinzaglio.

un vecchio africano pelato osserva orgoglioso un rimorchiatore nero del Neri che traina uno yacht bianco del Bianchi 

 

Notte insonne  

Mao

Scccc

Mao

Scccc

Mao

Scccc

Mao

un uomo a cui cresce la barba soltanto sulle labbra 

I buchi e i tagli di Fontana mi avviliscono vuoi mettere le puttane di Maccari...

lo scioglilingua alla lavagna: 

teorizzare non devo teorizzare non devo teorizzare non devo teorizzare non devo teorizzare non devo teorizzare non devo teorizzare non devo teorizzare non devo teorizzare non devo teorizzare non devo teorizzare non devo teorizzare non devo teorizzare non devo teorizzare non devo teorizzare non devo teorizzare non devo teorizzare non devo teorizzare non devo teorizzare non devo teorizzare non devo teorizzare

 

 

di che animale sei?

non sprecare la morte 

cercò la paura ma non la trovò

 

in un'epoca di indipendenti rivaluto i tossici

“La supposta”

Supposta  (participio passato femminile di supporre)

Eesempio:

....metti che non entri.

 

cosa c'è di meglio di una falegnameria  per rappresentarci siamo cristiani o no cazzo 

 

spese impreviste 2024: eutanasia della gatta euro 90

Anonimato e noto

Memoria e oblio 

Persistenza e momentaneità 

Individuale generico 

Una serie di spunti estetici o suggestioni visive simpatie cromatiche 

 

 

Riportate il deportato

Un'idea per un film in tre episodi dal titolo "le schiacciate" 

Il primo episodio parla di una donna matura oppressa da un marito violento e prepotente. Il secondo tratta di una bambina investita sulle strisce pedonali il giorno del suo compleanno. nel terzo episodio un fornaio livornese in pensione racconta le sue memorie.

 

 

idea per un film:  Una parodia pornografica di uccellacci uccellini intitolata uccelloni uccelloni 

CUICUOCUA è una collaborazione tra artisti nata a Livorno nel 2020. Il nome CUICUOCUA è un duplice omaggio a QUI QUO QUA, quindi al GIOCO e a al divertimento, e a CUCCUINI esempio di successo imprenditoriale locale. CUICUOCUA è quindi un auspicio a giocare con successo in provincia 

CUICUOCUA è una produzione di oggetti liberi da vincoli stilistici pratici e metodologici venduti, ma per finta, tutti a trecento euro. 

Al momento hanno fatto parte di CUICUOCUA: kiko niglini,  o.p.s  anonim3,  giulivo d'amore, avaragrammatica e pizzoanarchico (amministratori di condomini), blanca vitale,  yonel hidalgo perez, I LIO FIENG O detto il cinese mariuolo, max giacca purtroppo deceduto tentando di lanciarsi a livello internazionale, il maestro dalle palle di vetro, il maestro dei coltelli di vetro fratello 

del maestro dalle palle di vetro,  gallo il pappa, olimpio vadigno, under 30 (donna), over 75 (uomo), l'hacker romagnolo e infine il più giovane del gruppo: primo embrione

avvertimenti: questo programma puo nuocere ai minori. Ma

anche ai maggiori

 

i tipi d'annata sono molto più interessanti dei tipi dannati. che poi dannati m'andove. ad esempio i tipi del 1974

 

Incomprensioni storiche  che hanno cambiato la storia 

Cleopatra chiese che le fosse portato un astice 

Eisenhower ordinò lo sbarco in Lombardia 

 

i giochi di parole dell'ipocondriaco

“urologos”

preferisco i minorati alle minoranze

momenti poetici

patatine pringles trasportate dal vento

recensione anonima:

“un film necessario urgente”

una pisciata via

recensione anonima:

“Sarah Lucas è irriverente"

Mah!

repertorio del potenziale dell'ipotetico di ciò che non è né è stato né forse sarà ma che forse avrebbe potuto essere

la sordità non è assenza di suono ma continua ripetizione dello stesso suono 

monocromi neri per il mercato africano

nicola e la retorica dell'esistenza difficile

ambizioni che non vanno oltre l'ora successiva…….

l'allestimento è la ricostruzione di un ambiente percepibile come spazio domestico apparentemente accogliente ma in fondo privo di intimità o di familiarità. casalinghi arredi attrezzature sportive oggetti comici ma non ridicoli nuovi e restaurati prodotti dal collettivo cuicuocua senza competenza

conserve: idea di opera d'arte stagionale. le finte conserve sono autunnali. sarcasmo sul conservatorismo 

linea arpagone 

oggetti multifunzionali e restauri alternativi sguardo ironico contro il luogo comune e lo status di tipicità. esempi lo zoccolo è olandese l'orologio è svizzero 

cimitero itinerante un plastico in legno

chi non ha potuto viaggiare da vivo lo farà da morto gratuitamente grazie al cimitero itinerante saranno i defunti a spostarsi per andare a visitare amici e parenti progetto sostenibile ottimo per popoli che si sono dispersi nel mondo

pompe funebri cavallini 

slogan

l'ultimo viaggio non finirà mai 

 “Salvator Rosa è una galleria commerciale. La sua posizione è sconosciuta al pubblico all’interno di un magazzino abbandonato. L’abbiamo occupato con un cubo costruito con legno di recupero cartongesso e guaina impermeabilizzante. Il sottoponte in cemento è il suo soffitto. Abbiamo ripensato la distribuzione delle vendite. 50% agli artisti 30% alla galleria e il 20% agli artisti associati”.

 

Questa è la sintesi, una sorta di atto costitutivo della nascita  di Salvator Rosa.

 

Salvator Rosa è un alter ego, un gallerista (omonimo del pittore napoletano che fu uno dei primi artisti ad avere un rapporto di tale conflittualità con la committenza da decidere di poterne fare a meno) così legato spiritualmente ai suoi artisti da assorbirne la personalità fino a non distinguere più il suo ruolo all’interno del micro-sistema da lui creato.  

Gli artisti Juan Pablo Macias e Federico Cavallini hanno avviato questo progetto di “utopia realistica” a fine 2018 a Livorno, città in cui vivono e lavorano.  Hanno pensato che un magazzino comunale, scoperto per caso, pericolante e abbandonato, ubicato sotto un ponte nella zona portuale fosse il luogo giusto per ospitarlo. Si trattava, infatti, di un posto gratuito, senza obblighi e  senza oneri protetto da una struttura già esistente e di grande fascino per poter stimolare la partecipazione degli artisti. 

Lo spazio è stato pensato come un parallelepipedo neutro, una sorta di boot fieristico, chiuso su quattro lati e senza soffitto, o meglio con un soffitto sospeso. Un’architettura funzionale, scarsamente rifinita, facilmente abbandonabile come una baracca. 

La luce è stata alimentata grazie ad una vicina centralina. 

Considerando che il progetto non è del tutto legale e tenuto conto del rischio di poter essere scoperto in qualsiasi momento, è stato necessario programmare gli interventi degli artisti in un periodo di tempo molto stretto. Sono state realizzate anche due mostre nello stesso giorno. Un metodo di lavoro spesso utilizzato dalle produzioni di serie televisive. 

Il progetto fin dall’inizio non prevede un pubblico. La durata della mostra coincide con il tempo necessario per completare le operazioni di allestimento, documentazione e immediato disallestimento. In questo modo tutte le fasi della mostra, anche quelle operative, si inseriscono in uno schema ritmico e stilistico tipico dell’azione performativa. 

La documentazione degli interventi è visibile soltanto sul web attraverso il sito internet utilizzato come un archivio digitale. 

Ci siamo riproposti di offrire al pubblico l’esperienza fisica della mostra solo in una fase successiva e attraverso una metodologia espositiva non tradizionale. 

La rinuncia alla presenza di pubblico ha permesso, inoltre, di velocizzare la programmazione e l’esecuzione degli eventi e ad abbattere maggiormente i costi di realizzazione delle mostre, sperimentando in anticipo i vantaggi di metodologie espositive necessariamente applicate durante e dopo il Covid.  

L’assenza di costi di gestione della galleria ha permesso a Salvator Rosa di pensare ad una ridistribuzione delle vendite in cui il profitto del gallerista è diminuito nella misura in cui tutti gli altri artisti, e non solo l’autore, possano beneficiare della vendita di un’opera. Questo è un elemento innovativo, che va al di la del cooperativismo tradizionale. Salvator Rosa non ha rinunciato al suo profitto come gallerista, non si è comportato da filantropo ma da imprenditore coscienzioso che trova una soluzione economica per mantenere inalterato il suo profitto senza prevaricare il diritto degli altri a parteciparvi. 

Non è stato difficile per Salvator Rosa coinvolgere artisti che, comprendendo le buone intenzioni del gallerista, hanno sostenuto inizialmente le proprie spese con la probabilità di recuperarle a seguito delle prime vendite. 

Gli artisti che hanno aderito al progetto sono: zbynek baladran ilio fiengo marlene hausegger kinkaleri jiri kovanda marco mazzoni pedro g. romero hans schabus iacopo seri hannes zebedin. Tutti gli artisti coinvolti hanno lasciato la loro firma una sotto l’altra sul retro di un pannello. 

Lo spazio è stato scoperto ed abbandonato nell’estate del 2020. E’ stato deciso di recuperare soltanto i pannelli in cartongesso sulle quali erano impresse tracce delle mostre precedenti  e di lasciare lo scheletro in legno. Una soluzione pragmatica e allo stesso tempo estetica. Salvator Rosa ha firmato questo intervento e l’ha archiviato come propria mostra compiendo così la sua metamorfosi.  

 

 

PROGETTO DI MOSTRA 1

 

Tutta l’attività di Salvator Rosa è performativa, a partire dalla costruzione della struttura L’esposizione è sempre, anche, un’azione, non pianificata, dove l’artista e le altre persone coinvolte sono costrette a lavorare adattando il proprio corpo ad una situazione che esige la violazione involontaria delle normali pratiche allestitive. All’interno dello spazio, movimenti e comunicazione sono condizionati dalla stato di clandestinità così come ne sono alterati i sensi.   

Abbiamo pensato ad una mostra di presentazione di tutti i progetti realizzati da Salvator Rosa in un formato che possa rispettare le dinamiche e le peculiarità del progetto in un altro contesto espositivo.

All’interno delle sede ospitante dovrà essere ricostruita una struttura identica a quella originaria. Un parallelepipedo di 4 metri di larghezza per sei metri di lunghezza, con un’apertura sul lato lungo, e 3 metri di altezza. Senza soffitto. Le pareti saranno realizzate con telai in legno coperti da pannelli in cartongesso e il pavimento costruito con pallets in legno accostati l’uno all’altro e rivestiti da una guaina bituminosa. All’interno verranno allestite e disallestite a rotazione tutte le 14/15/16 mostre personali seguendo l’ordine cronologico. 

Le mostre saranno allestite e disallestite in un solo giorno da allestitori/performers del museo. L’azione sarà ripresa da una videocamera a circuito chiuso e proiettata simultaneamente in un luogo del museo lontano da quello dove si sta svolgendo l’azione, sul sito del museo e sul sito di Salvator Rosa. Le fasi di allestimento e disallestimento saranno documentate fotograficamente con una polaroid. Le polaroid, appena scattate, saranno attaccate dal fotografo/performer sulla parte esterna della struttura in legno fino a ricoprirne l’intera superficie. 

Tenuto conto che l’ultima mostra di Salvator Rosa è stata la rimozione di tutti i pannelli in cartongesso, l’unica cosa che resterà fino alla fine della mostra sarà l’armatura in legno ricoperta dalla documentazione fotografica. 

 

PROGETTO 2


 

ragionare su:

1 profitto solidale, 2 mercato virtuale, 3 collezione

 

Salvator Rosa (gallerista) chiede un finanziamento per finanziare gli artisti della galleria le spese quotidiane necessarie (che loro ritengono necessarie) per portare avanti la loro ricerca artistica non obbligatoriamente finalizzata alla produzione di un’opera o di una mostra. Per un periodo da stabilire. Di solito un gallerista ti da dei soldi solo per produrre opere.

Gli artisti dovranno spedire a Salvator Rosa la documentazione cartacea delle loro spese. Questa documentazione sarà l’opera acquisita dal Museo. 

In questo modo l’opera coinciderà con una parte della rendicontazione. E lo mettiamo in culo alla burocrazia. Geniale

 

 

Presentazione

 

Salvator Rosa è un progetto artistico avviato nei pressi del porto di Livorno alla fine del 2018. In un anno e mezzo Salvator Rosa ha realizzato 16 progetti chiusi al pubblico, in silenzio, rifiutandosi di compiacere concetti come quello di comunità o di comunicazione considerati vuoti contenitori demagogici imposti dall’alto, quindi privi di significato. 

Il progetto è un meccanismo autonomo e autosufficiente continuamente alimentato dalla condivisione di amicizia, affinità e affetto tra i partecipanti. E’ conversazione e congegno, allo stesso tempo, estetico, pragmatico ed economico.

Salvator Rosa ha rinunciato a tutto quel complesso di ornamenti e preparativi superflui alla creazione e comunque consumati come arte. E’ un percorso lungo, dalla comunicazione alla creazione, e dal discorso alla molteplicità della natura.

Even though the solitude, isolation and silence from which SR has chosen to operate, there is an effectuation of intensities that exhaust themselves in a throw of dice that leaves marks, many kinds of marks, post-festum. Thought serves only to organize the next encounter. (non so come tradurla e non la capisco molto).

 

Questo è il suo atto costitutivo:

 

“Salvator Rosa è una galleria commerciale. La sua posizione è sconosciuta al pubblico all’interno di un magazzino abbandonato. L’abbiamo occupato con un cubo costruito con legno di recupero cartongesso e guaina impermeabilizzante. Il sottoponte in cemento è il suo soffitto. Abbiamo ripensato la distribuzione delle vendite. 50% agli artisti 30% alla galleria e il 20% agli artisti associati”.

 

Il progetto è stato realizzato all’interno di un magazzino comunale, scoperto per caso, pericolante e abbandonato, ubicato sotto un ponte nella zona portuale. Un luogo adatto perché gratuito, senza oneri di affitto e bollette, protetto da una struttura già esistente. 

Lo spazio è stato pensato come un parallelepipedo neutro, una sorta di boot fieristico, chiuso su quattro lati e un cavalcavia come soffitto. Un’architettura funzionale, scarsamente rifinita, facilmente abbandonabile. 

La luce è stata alimentata grazie ad una vicina centralina. 

Considerando il rischio di poter essere scoperto in qualsiasi momento, è stato necessario programmare gli interventi degli artisti in un periodo di tempo molto stretto. Sono state realizzate anche due mostre nello stesso giorno. Un metodo di lavoro spesso utilizzato nei set di produzione televisiva. 

Il progetto fin dall’inizio non prevede un pubblico. La durata della mostra coincide con il tempo necessario per completare le operazioni di allestimento, documentazione e immediato disallestimento. In questo modo tutte le fasi della mostra, anche quelle operative, si inseriscono in uno schema ritmico e stilistico tipico dell’azione performativa, tendente al rituale.

L’assenza di costi di gestione della galleria ha permesso a Salvator Rosa di pensare ad una ridistribuzione delle vendite in cui il profitto del gallerista è diminuito nella misura in cui tutti gli altri artisti, e non solo l’autore, possano beneficiare della vendita di un’opera. Il profitto resta fuori dal campo di lavoro dell’arte. Questo è centrale in Salvator Rosa. 

Lo spazio è stato scoperto ed abbandonato nell’estate del 2020. E’ stato deciso di recuperare soltanto i pannelli in cartongesso sui quali erano rimaste impresse tracce delle mostre precedenti  e di lasciare lo scheletro in legno. Una soluzione pragmatica e allo stesso tempo estetica. Salvator Rosa ha firmato questo intervento e lo ha archiviato come propria mostra compiendo così la sua metamorfosi: contemporaneamente gallerista e artista, spazio ed opera.

 

La documentazione degli interventi è stata resa visibile attraverso un sito web aperto più di sei mesi dopo l’inizio dell’attività.

 

Fanno parte di Salvator Rosa: zbynek baladran federico cavallini ilio fiengo marlene hausegger kinkaleri jiri kovanda juan pablo macias marco mazzoni pedro g. romero hans schabus iacopo seri hannes zebedin. 

 

Ipotesi di progetto:

 

1 serially endlessly

2 pocket money

. . .

 

 

Salvator rosa. serially endlessly

tutta l’attività di salvator rosa, a partire dalla costruzione dello spazio, è performativa.

L’esposizione è sempre stata un’azione non pianificata, dove l’artista e le altre persone coinvolte sono state costrette a lavorare adattando il proprio corpo ad una situazione che esige la violazione involontaria delle normali pratiche allestitive e delle idee fisse. All’interno dello spazio, movimenti e decisioni sono condizionati dalla stato di clandestinità così come ne sono alterati i sensi.  

Ci siamo riproposti di offrire al pubblico l’esperienza fisica della mostra solo in una fase successiva e attraverso una metodologia espositiva non tradizionale.

Abbiamo pensato a un meccanismo per presentare tutti i progetti creati da Salvator Rosa in un formato che narrasse il suo programma in modo dinamico, attraverso un movimento continuo dei suoi oggetti, cambiando continuamente l’allestimento dei diversi progetti:

 

1.Costruzione di una replica di Salvator Rosa all’interno della sede ospitante.

2.Tutti i singoli progetti saranno allestiti e smantellati dallo staff del museo in rotazione e in ordine cronologico, uno dopo l’altro, ininterrottamente, ricominciando da capo per tutta la durata 

della mostra.

 

La narrazione non è mediata dalla rappresentazione, ma presentata attraverso una coreografia di oggetti e persone nello spazio.

 

SALVATOR ROSA.POCKET MONEY

 

Pocket Money è una scultura che prende forma tangibile attraverso l’intangibile. Il reddito corrisposto agli artisti di Salvator Rosa durante un dato periodo di tempo.

 

I finanziamenti agli artisti di solito regolano i criteri di rendicontazione. Lo fanno stabilendo spese accettabili e non accettabili, discriminando quelle spese relative alla parte più intima e quotidiana dell’esistenza, presumendo ciò che è necessario da quello che non lo è. C’è sempre una prevaricazione del pubblico sul privato.

Ma qualsiasi materiale è potenzialmente (subject matter?). (More in terms of economy and the administration of the processes and products creation?). 

I criteri di rendicontazione in Pocket Money  sono ribaltati e comprendono soprattutto quelle spese rifiutate dalle amministrazioni delle istituzioni culturali. 

SR accetterà qualsiasi tipo di spesa dai suoi artisti.

Il progetto prevede la ricostruzione della struttura di sostegno in legno di Salvator Rosa, così come è stata lasciata dopo l’ultima mostra, priva dei pannelli in cartongesso.

La rendicontazione degli artisti, documentata da fatture, scontrini, ricevute, contratti etc, sarà allestita su questa struttura.

La struttura diventerà scultura.

Questo meccanismo protegge l’intima clandestinità di SR ma lascia emergere la funzione del denaro nella produzione culturale contemporanea e allo stesso tempo (portrays rappresenta?) le preferenze di consumo e/o i bisogni di ogni artista.

 

Crediamo che la creazione dell’artista sia data per scontata dall’intera istituzione dell’industria culturale. La sacralità della creazione non è riconosciuta dalla società in quanto fatto soggettivo e intangibile così che gli unici beneficiari legittimati è il contesto dell’industria e del mercato dell’arte. 

 

Non c’è cultura senza creazione, ma c’è creazione senza cultura. 

 

 

primo giro di domande

Vorrei prima di tutto motivare la presenza di salvator rosa, che è dichiaratamente una galleria commerciale, in questo contesto di discussione tra artisti e uno spazio no-profit come cripta. La verità è che non è stata ancora venduta un’opera, questo fallimento imprenditoriale la mancanza di profitti ci avvicina momentaneamente sia agli spazi no profit sia alla maggior parte degli artisti in circolazione. Spero escluso i presenti. 

oppure 

l’assenza di vendite, diciamo questo fallimento imprenditoriale, in parte ha dato già un esito positivo perché ci avvicina almeno momentaneamente sia agli spazi no profit sia alla maggior parte degli artisti in circolazione. Spero esclusi i presenti. e quindi giustifica la presenza di Salvator Rosa, che si dichiara una galleria commerciale, in questo contesto di discussione. 

Ritengo che sin dall’inizio ci siamo posti in un rapporto un po’ ambiguo con la vendita. E vorrei appunto partire dalla dichiarazione inserita in una sorta di atto costitutivo, visibile anche sulla pagina iniziale del sito, che alla primo rigo recita “Salvator Rosa è una galleria commerciale”. Ora, credo che a nessun gallerista intenzionato a fare commercio venga in mente di specificare sul sito della galleria che commercia così come un salumiere non dichiara di aprire una salumeria commerciale.

Questa nostra puntualizzazione, apparentemente inutile, è stata invece necessaria e a mio avviso pretestuosa per accentuare ed introdurre efficacemente uno dei punti principali di questo progetto: la proposta di una ridistribuzione alternativa delle vendite per cui il profitto del gallerista viene ridotto nella misura in cui tutti gli artisti, e non solo l’autore dell’opera venduta, possano beneficiare di una percentuale della vendita. Questo potrebbe essere un modo per, non dico eliminare del tutto, ma ridurre drasticamente un eccesso di competitività tra artisti che danneggia soltanto gli artisti. E questo eccesso di competitività non è peculiare soltanto del mercato dell’arte ma di tutto il sistema di finanziamento dell’arte, compreso purtroppo quello pubblico. 

Adesso se noi tralasciamo l’aspetto romantico e utopistico che comunque fa parte della natura di Salvator Rosa e valutiamo l’idea imprenditoriale, ci accorgiamo che è attuabile soltanto se il gallerista riesce ad abbattere quasi tutti i costi di gestione della galleria. Questo noi lo abbiamo potuto fare occupando uno spazio quindi non abbiamo costi d’affitto, utenze, non abbiamo costi dovuti all’ apertura al pubblico perché il pubblico è escluso e i costi di produzione sono stati sempre contenuti. L’ospitalità agli artisti non lo considero un costo. Io comunque ritengo che possa essere realizzato anche con altri mezzi alternativi.

Ritornando alla contraddizione iniziale. Il fatto di aver venduto niente in due anni. Lasciando da parte altri aspetti come la scarsa esperienza e la capacità e qualche errore di valutazione, quello che forse sta alla base di questa contraddizione che  voi avete avvertito è che alla fine riteniamo più importante aver proposto un modello alternativo e ripetibile al di fuori di Salvator Rosa di relazione umana ed economica tra gallerista artista e pubblico che essere riusciti a vendere un paio di opere. La vendita, e basterebbe una sola vendita, decreterebbe ovviamente un successo oppure un insuccesso se immedesimo in quel ragazzo che si auto ribalta con la bici. ma il successo per me sarebbe ancora più grande se riuscissimo a dimostrare attraverso Salvator Rosa la sostenibilità di un sistema meno competitivo.  

 

secondo giro di domande

A parte questo, alla fine di tutto considero veramente Salvator Rosa una sorta di spugna carnivora che nel tempo ha assorbito o si è mangiata tutte le individualità partecipanti al progetto annullandone o comunque invertendone i ruoli. Gallerista artisti pubblico tutto si è mescolato in una performance intesa nel senso più tradizionale: azione che coinvolge spazio tempo corpo e pubblico. Inserisco anche il pubblico perché anche se la galleria sin dall’inizio è stata apertamente chiusa al pubblico, questo non vuol dire che non sia stato presente. Un pubblico fatto di persone coinvolte attivamente nel progetto e nella realizzazione della mostra. Il progetto è diventato un meccanismo autonomo continuamente alimentato dalla condivisione di relazioni e di affetti al suo interno.

Questa sorta di metamorfosi, per alcuni versi inattesa, si è compiuta con la pratica, non è stata programmata. Tuttalpiù all’inizio sono state poste le basi perché si potesse compiere, la scelta dello spazio, le modalità espositive l’esclusione di un pubblico passivo, la condivisione della gestione con gli artisti. 

Abbiamo costruito lo spazio espositivo occupando un magazzino comunale, al tempo abbandonato e pericolante, costruito sotto un cavalcavia degli anni 50 anch’esso fatiscente. Già questa è stata una scelta indirizzata verso un atto performativo perché abbiamo elevato a rifugio posto di lavoro spazio dove muoversi e sostare un luogo dal quale nel 2018 tutti fuggivano. i cavalcavia i ponti i sottopassaggi soprattutto dopo il crollo di Genova in agosto erano posti ricordo abbastanza temuti, c’era quasi un approccio scaramantico più che di paura nel percorrere un tratto di strada sotto un’altra strada.  Tra l’altro questo magazzino è proprio incastonato nel ponte dal momento che il soffitto è una delle campate in cemento. Quindi magazzino abbandonato ma che si trova in una zona tutt’altro che abbandonata, anzi piuttosto dinamica e frequentata. Quindi tutte le azioni svolte a l’interno di questo spazio, a partire dalla costruzione dell’architettura di SR  discussioni, allestimenti, disallestimenti documentazione erano eseguite in modo da assecondare il silenzio in cui eravamo costretti a lavorare per mantenerne lo stato di segretezza. Una persona, a turno era addetta anche alla sorveglianza, una specie di fessura nella porta d’ingresso del magazzino. Ecco perché alla fine ritengo che tutta l’attività fatta la dentro, mostre di scultura pittura installazioni performance facciano parte di un unica grande performance.

Ritornando al pubblico, diciamo i visitatori, non so come chiamarlo, la scelta di escluderlo è rientrata in un piano di rinuncia a tutto quel complesso di ornamenti che sono superflui alla creazione e per me è stato anche un modo di rispettare un luogo che non ne aveva bisogno. Poi ci sono state anche delle necessità pratiche. Le mostre erano allestite disallestite e documentate in un solo giorno, non mi ricordo se addirittura ne abbiamo realizzate due nella stessa giornata. Ma in caso di necessità ne avremmo potuto allestire 3 4 mostre in un solo giorno e sarebbe stato difficile anche volendolo affrontare un pubblico. Diciamo più esattamente che la durata della mostra coincideva con il tempo necessario per completare velocemente quelle operazioni che di solito sono spalmate in 30 60 giorni. In questo modo tutte le fasi della mostra, anche quelle operative si inseriscono in uno schema ritmico e stilistico performativo, rituale. 

 

federico cavallini, 2021

 

“oggetti africani”

 

OGGETTO. Ogni cosa concreta, materiale, che può essere percepita dai sensi. Africano. aggettivo. Dell’Africa. MEZZO.  espediente atto a conseguire uno scopo preciso. La fine giustifica i mezzi. Può un uomo essere confuso con un oggetto? VERITà. Ciò che è vero, rispondente alla realtà, in relazione a determinati fatti. REALTà. L'insieme di ciò che esiste realmente e concretamente. VEROSIMILE. Conforme al vero, fino al punto da garantire la probabilità o la credibilità di un fatto anche non avvenuto, non documentato, non atteso. INGANNO.1. Indurre in errore: ingannò l’avversario con una finta; anche con soggetto inanimato. IMMAGINE.Un'immagine è una rappresentazione visiva,[1] non solida,[2] della realtà. In particolare un'immagine può rappresentare la realtà fisica (in modo più o meno realistico) oppure una realtà fittizia[3] o astratta.[4] Il New York Times e l’agenzia di stampa Reuters hanno vinto il Pulitzer per la fotografia con le immagini che hanno raccontato nel 2015 la crisi dei profughi nel Mediterraneo. Una foto scattata dall’australiano Warren Richardson che denuncia l’esodo dei profughi siriani ha vinto il concorso fotografico World press photo 2016. 

SFRUTTAMENTO. Ottenimento del massimo utile ricavabile. 

PERMESSO. Autorizzazione verbale o scritta a fare qualcosa. IMMAGINAZIONE. Facoltà di creare nella mente immagini che configurano una realtà possibile o vagheggiata o anche che sono prive di ogni senso logico. PROFUGO. Che è costretto a lasciare la propria patria in seguito a calamità naturali, guerre ecc. Può un PROFUGO AFRICANO (Dell’Africa) possedere un OGGETTO? PROPRIETà.La proprietà (in latino proprietas da priolurius), in diritto, è un diritto reale che ha per contenuto la facoltà di godere e di disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo. 

Può un PROFUGO AFRICANO (Dell’Africa) avere il diritto di godere e di disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo? RITROVAMENTO. ciò che viene scoperto o inventato dalla ricerca. CINESERIA. Il termine Cineserie deriva dal francese "Chinoiserie" e si riferisce ad un periodo dell'arte europea, a partire dal XVII secolo, in cui si ebbe una notevole influenza dell'arte cinese[1], anche sulla scia di un crescente interesse che l'Europa aveva sviluppato per tutto ciò che fosse esotico, in generale. Tale periodo era caratterizzato dall'utilizzo di immagini fantasiose di una immaginaria Cina. CINESERIA. (spregiativo) termine molto spesso utilizzato per indicare prodotti di bassa qualità provenienti dal mercato cinese. Ex. "Questa fotocamera è una cineseria”. 

ACCOGLIENZA. L’atto di accogliere, di ricevere una persona. Still alive. STILL LIFE. In fotografia il termine descrive la tecnica fotografica di qualsiasi oggetto inanimato. In un centro d’accoglienza di PROFUGhi AFRICANI (Dell’Africa) sono stati fotografati OGGETTI portati in Italia dai paesi d’origine. LISTA. Striscia lunga e stretta di materiale vario. Albero di natale in miniatura che si illumina ad intermittenza. Bussola. Ciabatte brasiliane. Torcia Led. Occhiali da vista. Ricarica gas per accendini. Spazzolino da denti. Spugna per doccia. Rasoio elettrico per barba. Vaporizzatore a getto continuo e carica idraulica. Apribottiglie. Coltellino multiuso tipo svizzero. Orologio sportivo. Tagliaunghie in acciaio. Accendino. Portafoglio finta pelle. Orologio-sveglia da comodino. Borsa acqua calda a forma di seno chirurgicamente ritoccato. Thermos per vivande. Perfume pour homme. Occhiali da sole. Spugna sintetica per doccia a forma di fiore. Torcia stick al led. Lettore mp3. Diffusore di suono. Adattatore 220v per usb. Radiolina modello anni settanta. Vaporizzatore semplice. Due batterie 1.5 v. Sapone bianco. Scopino per polvere. Colla Super. Impermeabile portabile. Lametta da barba.  Borraccia termica in alluminio fucsia. Scarpe sportive. Borsello a tracolla. Power Bank bianco. Carta abrasiva. Maialino salvadanaio. 

Il fotografo ci restituisce la REALTà senza preoccuparsi della VERITà.  

ORIZZONTE. 1. a. La linea apparente, [...] a cui si può spingere lo sguardo: Innanzi al sol, che di poi grande appare Su l’estremo orizzonte a render lieti Gli animali e le piante e i campi e l’onde (Parini). Può un PROFUGO AFRICANO (Dell’Africa) esser lieto dell’ORIZZONTE? MARINA. Genere pittorico tradizionale. I meravigliosi tramonti che vanno da Tripoli a Lampedusa. L’ultimo ORIZZONTE MARINA (pms 432/803) un orizzonte senza barche vale l’altroI migranti che sopravvivono al viaggio fino a Tripoli provengono da Eritrea, Somalia, Nigeria, Sudan, Ethiopia, ma anche da Tunisia, Egitto e dalla Siria vengono concentrati in luoghi fatiscenti e privi delle  condizioni sanitarie (e umanitarie) di base. L’artista ha ricostruito all’interno del museo un centro di accoglienza profughi VEROSIMILE utilizzando attori di teatro. REPORTAGE. servizio fotografico (detto anche fotoreportage) effettuato a scopo giornalistico o documentario, nei luoghi in cui si verificano avvenimenti di attualità o si presentano situazioni di particolare interesse geografico, antropologico, naturalistico.  Il New York Times e l’agenzia di stampa Reuters hanno vinto il Pulitzer per la fotografia con le immagini che hanno raccontato nel 2015 la crisi dei profughi nel Mediterraneo. Una foto scattata dall’australiano Warren Richardson che denuncia l’esodo dei profughi siriani ha vinto il concorso fotografico World press photo 2016. 

Morto un profugo se ne fa un altro.


 

Federico Cavallini

Livorno, 2016

molto

mól·to/

aggettivo e avverbio

1 1
aggettivo
Direttamente contrapposto a poco, indica quantità notevole ( m. pane, m. paura, m. esami, m. occasioni ), oppure ha significato affine a grande ( uomo di m. ingegno ; gli fu di m. aiuto ).

 

[mé-no] avv., agg., pron., s. (compar. dell'avv. poco; si contrappone a più; può troncarsi in men; ha anche la forma rinforzata di meno; come avv. e agg. può essere preceduto e graduato da poco, un po', ben, molto, decisamente ecc., e focalizzato da altri avv., come anche, ancora, sempre ecc.)


 

molto meno oppure una quantità notevole di poco

accumulo

ac·cù·mu·lo/

sostantivo maschile

1 Accumulazione.

Ammasso (di materiali)."un a. di sabbia"
 

In geologia: accumulo di frana, materiale roccioso detritico depositato per frana.

 


 

Der. di accumulare •prima del 1936.


 

cumulo

cù·mu·lo/

sostantivo maschile

1 1
Massa, mucchio (di oggetti o materiali affini): un c. di libri, di pietre; fig., grande quantità (spec. considerata negativamente o ostilmente).


 

una quantità notevole di un accumulo inutile di un cumulo 


 

inutile /i'nutile/ agg. [dal lat. inutĭlis]. - 1. [che non dà vantaggio: parole i.] ≈ (non com.) disutile, (lett.) inane, inconcludente, infruttuoso, (lett.) irrito, sterile, vano. ↔ fruttuoso, proficuo, utile, vantaggioso.


 

vantaggio

[van-tàg-gio] s.m. (pl. -gi)


 

1 Condizione di favore o di superiorità, privilegio: abitare in centro è un v.

3 Beneficio, profitto, utilità, convenienza: ricavare il maggior v. possibile da una situazione

• sec. XIII

• Il complemento di vantaggio o svantaggio indica chi o che cosa trae beneficio o riceve un danno da un evento; è introd. dalle prep. e locc. prep. per, a, verso, nei confronti di, contro, a danno di ecc.: lo faccio per te; propaganda a favore del sindaco; il fumo nuoce alla salute; una legge contro il bracconaggio. Con pron. pers. e rel. atoni è espresso nelle forme dativali (mi, ti, gli o le ecc.; cui): mi è utile


 

ricavare il maggior v. possibile da una situazione


 

inconcludènte

Vocabolario on line

inconcludènte agg. [comp. di in-2 e concludente]. – Che non conclude, che non raggiunge il suo fine, che manca di efficacia probativa: ragionamento i.; discorsi i. (anche, privi di nesso logico, sconclusionati). Per estens., che non giunge a termine, inutile, vano: sforzi, tentativi, propositi i.; 

 ◆ Avv. inconcludenteménte, non com., senza concludere, senza arrivare a una conclusione: parlare, discutere inconcludentemente.


 

Colui che produce una quantità notevole di accumulo di cumuli senza arrivare ad una conclusione vantaggiosa può dirsi una persona che non viene a capo di nulla, che lascia ogni impresa a metà?     

teoria dei colori di nando

 

il giallo asciuga prima del bianco

il verde asciuga prima del giallo

il porpora asciuga prima del giallo e del verde ma non prima del bianco

il rosso asciuga prima del nero

il nero asciuga prima del bianco ma non prima del giallo o del verde

il viola asciuga dopo il porpora e non prima del blu

il blu asciuga prima del viola dopo il verde

il marrone asciuga dopo il giallo ma non prima del verde

il grigio non asciuga

Aggettivo, forma flessa

piccoli m pl

 singolare plurale 
maschile piccolo  piccoli  
femminile piccola  piccole  
  1. plurale di piccolo


 

piccolo

pìc·co·lo/

Limitato, o ridotto, in senso assoluto o relativo: 

5.

Riferito a un limite, oggettivo o soggettivo, in rapporto alle condizioni o alle circostanze: è un p. possidente; danno un p. ricevimento; anche ad indicare grettezza morale.

"concetti p. e meschini"

  • Piccola industria, vedi industria.Piccola e media impresa, vedi impresa.Con riferimento ad uno status sociale, di modeste condizioni.Piccola borghesia, vedi borghesia.Piccolo borghese, vedi la grafia unita piccoloborghese.Piccolo teatro, teatro stabile che in contrapposizione ai grandi teatri nasce con intendimenti d'avanguardia.Nel linguaggio giornalistico: piccola posta, rubrica in cui vengono pubblicate le lettere inviate dai lettori ai giornali, talvolta le risposte del direttore o di altra persona incaricata di questo compito.Piccola pubblicità, vedi pubblicità.
  • 6. fig. (a livello socioeconomico) modesto.
  • • figg. in piccolo: in proporzioni ridotte; nel proprio piccolo: nell’ambito delle proprie possibilità; piccolo borghese: meschino, gretto.

esercizio

[e-ser-cì-zio] s.m. (pl. -zi)

1 Pratica concreta di una professione, di un diritto, di una disposizione morale ecc.: e. di un mestiere; e. del potere; e. della carità; con riferimento a cosa, condizione di funzionamento: impianto in e

prova (s.m.), esercitazione (s.m.), ripetizione (s.m.), compito (s.m.), allenamento (s.m.), preparazione (s.m.), addestramento (s.m.),


 

L'amputazione è la rimozione di una parte del corpo o di tessuto a seguito di un trauma fisico o di un intervento chirurgico. Nel caso di un provvedimento chirurgico viene effettuata per controllare il dolore o un processo di malattia nell'arto interessato in casi di tumore o cancrena o, in determinati casi, viene eseguita per prevenire particolari problemi.

Metodo[modifica | modifica wikitesto]


 


 

Lame curve come questa erano usate in passato per alcuni tipi di amputazione

Il primo passo è l'interruzione della fornitura del sangue di vene e arterie, per prevenire un'emorragia.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

La acrotomofilia es una parafilia consistente en sentir deseo sexual o preferencia sexual por alguien que tiene algún miembro amputado. El deseo sexual, en este caso, está ligado o es dependiente del muñón o muñones de la pareja

Il soggetto può organizzare delle situazioni erotiche bendando gli arti del partner in modo da farli sparire alla vista o chiedere che il partner simuli uno stato d'invalidità, zoppicando, ...

amputare

am·pu·tà·re/

verbo transitivo

  1. 1
    Asportare con operazione chirurgica (anche + a )."a. una gamba a qualcuno"
    • Recidere traumaticamente."la sega elettrica gli ha amputato un dito"
      fig
      Accorciare drasticamente”.
    • a. un articolo"


 

Quindi Piccoli Esercizi di Amputazione ovvero Allenarsi ad Accorciare Drasticamente le Proprie Possibilità. 

interior, (o intĕrĭŭs) -ōris


 

agg (comp di inter) interiore, più intimo, interno, più nascosto ◊ interiores le popolazioni dell’interno, interiora le interiora (o l’interno).

Interiors

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Privo di colonna sonora, è il primo film di Allen in cui il regista non appare come attore.


 

L’INTERIORS: l’esibizionista sempre pentito dopo l’esibizione.  


 


 

Ibrido è un individuo generato dall'incrocio di due organismi che differiscono per più caratteri, che nell'ambito delle scienze biologiche ha differenti significati.

  1. Un primo significato si riferisce al risultato di un incrocio tra due animali o piante di diversi taxa[1] con alcuni sotto casi.
  2. Il secondo significato di ibrido si riferisce ad incroci tra le popolazioni, razze, cultivar o varietà botaniche ma all'interno di una medesima specie
  3. In senso non tassonomico, in genetica, per ibrido si intende un generale caso di eterozigosi nella prole derivante dall'incrocio di genitori omozigoti, con diversi sotto casi.


 

Mi sembra però che nessuna di queste definizioni sia pertinente. Forse questa:

3 inform. calcolatore i., che elabora dati sia in forma digitale che analogica


 

o ancora meglio questa:

1 Di cosa ottenuta unendo elementi diversi, che mal si fondono tra loro: un'ibrida accozzaglia di partiti; uno stile i.


 

Quindi possiamo sostenere che questa mostra è un’ibrida accozzaglia di partiti elaborata in forma digitale e analogica realizzata da un artista , esibizionista pentito, il cui unico scopo è quello di allenarsi ad imporsi un limite nel tentativo di piacere agli acrotomofili.

 

Federico Cavallini

“OGGETTI AFRICANI”

di Antonio Theo Pini

 

OGGETTI AFRICANI è un lavoro fotografico di Antonio Theo Pini. E’ l’indagine di un microcosmo socio-economico partita da un centro di accoglienza profughi a Livorno e terminata tra gli scaffali dei negozi cinesi alla ricerca di oggetti di scarsa utilità. Un progetto visivo che dall’inizio alla fine ondeggia tra il vero e il verosimile, tra la realtà e la finzione, tra l’immaginabile e l’imprevedibile. All’interno di questo percorso i confini tecnici e le differenze di genere tra fotografia documentaristica, paesaggio e still life alla fine svaniscono nelle affinità cromatiche, si sottomettono al potere evocativo e suggestivo delle immagini.  

La documentazione, il reportage non è la priorità di questo lavoro, sembra più un pretesto, il mezzo per raggiungere un fine diverso dalla cronaca. Eppure le immagini del centro d’accoglienza sono un documento d’attualità  privo di malizia, di accorgimenti estetizzanti, di forzature intellettualistiche. Niente è ricercato a priori, l’ordine e il disordine, la gioia e la tristezza, la presenza o l’assenza dell’essere umano. Mai una posa: il ragazzo, col cellulare in mano, disteso sul letto sembra guardare nell’obiettivo ma in realtà ha lo sguardo perso nel vuoto pensando a quello che dovrà scrivere nel suo messaggio. 

Potrebbe sorgere il dubbio che le persone fotografate in realtà siano attori pagati a giornata per recitare il ruolo di profugo: quindi una messa in scena volutamente curata nei minimi particolari, maliziosa, estetizzante e intellettualistica. Chi può dirlo?    

Le novantaquattro fotografie presenti in questa serie sono legate una all’altra da piccoli espedienti visivi, a volte evidenti altre quasi impercettibili, bisognosi di un tempo di lettura dilatato: l’immagine di un orizzonte è accostata a quella di una boccetta di profumo per uomo la cui essenza riprende il colore verdastro del mare. Un accendino decorato con l’immagine di una ragazza in bichini a stelle e strisce precede la fotografia di una camera dove stanno riposando due ragazzi: tra le cose presenti nella stanza c’è anche un oggetto ripiegato, forse un copricapo con la bandiera americana. 

Gli oggetti esistono al di là della convenienza e del senso pratico. Questo è quello che si percepisce entrando in una qualsiasi abitazione occidentale. L’aspettativa del superfluo non viene mai delusa. Il superfluo è diventato una questione identitaria ed esclusiva degli occidentali. Nel razzismo è insita la pretesa di stabilire quello che una persona può o non può possedere a seconda della propria appartenenza sociale. Il razzismo ha stabilito che un profugo non ha il diritto al superfluo, soprattutto al superfluo tecnologico, quello di cui ci circondiamo quotidianamente. 

Gli oggetti presenti in questa serie fotografica mettono in discussione tale pregiudizio e lo fanno attraverso l’inganno, insinuando il tarlo del dubbio. Dobbiamo abbandonare il plausibile e affidarsi al paradosso per accettare la presenza di un vaporizzatore da giardino, un maialino salvadanaio, o una borsa dell’acqua calda a forma di seno tra gli oggetti presenti nello zaino o nella camera di queste persone. Eppure nessuno potrebbe escludere a priori la possibilità, seppur straordinaria, che un eritreo, al momento di lasciare il proprio villaggio o la propria città per venire in Italia, decida di portare con se una luce da comodino a forma di albero di natale o un diffusore di suono bluetooth. Così come nessuno potrebbe escludere con assoluta certezza che gli orizzonti marini presenti in questa serie siano stati catturati a Tripoli, a Bengasi o a Lampedusa anziché sul lungomare di una tranquilla cittadina del nord Italia. 

Perché un orizzonte senza barche vale l’altro.   

 

Federico Cavallini

Livorno, 2016

 

 

    

 Un attimo prima dell’urto.


 


 

frustata s. f. [der. di frusta]. – Colpo di frusta: è un asino testardo che non cammina se non a suon di frustate; prendere qualcuno a frustate; condannare alla pena di 20 frustate; a quelle parole vacillò come se avesse ricevuto una f. in pieno viso. Fig., incitamento energico, vigoroso; frase pungente; censura acerba. ◆ Dim. frustatina. La frusta è un arnese formato da una corda intrecciata o da una cinghia, solitamente con un lungo manico di legno flessibile o una maniglia rigida. È usata per assestare colpi agli esseri umani o agli animali come mezzo di controllo, punizione o tortura.  La frusta è un'arma quasi mai usata nelle vere e proprie battaglie per via del suo basso potere offensivo. 

Quindi la frusta ha un basso potere offensivo 

ma ha un alta capacità di produrre suono. Ne deduciamo che la frusta è uno strumento musicale. 

struménto (letter. istruménto; ant. instruménto, stroménto, storménto) s. m. [lat. instrumĕntum, der. di instruĕre «costruire, apprestare»]. – 1. Genericam., arnese, congegno, dispositivo e sim., necessario per compiere una determinata operazione o svolgere una attività. 

Uno strumento musicale, nel parlato anche solo strumento, è un oggetto costruito o modificato con lo scopo di produrre musica. In principio, qualsiasi cosa producesse suoni poteva essere usato come strumento musicale.

La frusta è quindi uno strumento musicale a percussione. Può essere usato sulla carne, così come su altre superfici come la muratura producendo sempre un suono diverso. 

percussione

per·cus·sió·ne/

sostantivo femminile

1 1
Il colpo o l'urto provocato o subito, nel linguaggio scientifico e tecnico.


 

Appunto l’URTO. 

In meccanica classica un urto elastico è un urto durante il quale si conserva l'energia meccanica totale del sistema, ed in particolare l'energia cinetica.[1]  

In generale, nella risoluzione di un problema d'urto completamente elastico, si parte dalla conservazione della quantità di moto e dell'energia cinetica prima e dopo l'urto.

Ma più semplicemente l’URTO è un colpo secco e violento, per lo più come effetto di una collisione.

L’URTO produce un suono, ma a noi questo non interessa. l’URTO ci interessa in quanto produce un segno. Pittura. Passaggio di colore da un corpo solido ad un altro corpo solido.

 attimo

àt·ti·mo/

sostantivo maschile

1 Spazio brevissimo di tempo, istante, momento: non c'è da perdere un a.; 


 

La frustata nell’attimo prima dell’urto produce un suono variabile che non è influenzato dal corpo che colpisce. L’attimo prima dell’urto è innocente. 

innocente

in·no·cèn·te/

aggettivo e sostantivo maschile e femminile

1 1
aggettivo
Esente da colpa dal punto di vista morale o giuridico, non colpevole: essere, dichiararsi, proclamarsi i.; l'imputato è stato riconosciuto i.

Privo di colpe in genere."macchiarsi le mani di sangue i.
2
aggettivo
Che non ha ancora conoscenza ed esperienza del male, che è privo di ogni malizia.


 

Che non ha ancora conoscenza ed esperienza del male, che è privo di ogni malizia. 


 

federico cavallini

Livorno 2016


 

 What do you do in life?

I do many things. A lot of ordinary things and others less ordinary but It would be more interesting for me talking about what I do not. Just to remind me what I can still do. Anyway, recently I started surfing and I like it. Moreover, that’s the first time that I have a well defined place in society. I was born and I live in a small seaside town and when someone asks you about your business and your answer “the artist” you are forced to give explanations. That’s no happen if you say “I’m a surfer”. Everyone understands. In addition I can claim that I have white hair and a pterygium in the left eye because of the action of sun and saltiness.     

When did you realize you are an artist?

when I decided to be an artist. At the age of twenty-seven. Always I decide to do something a little later. Actually, thinking better, at the age of six I made a drawing…  Anyway, In the past I have had problems in supporting my professional identity out of my professional environment. For a long time I defined myself “Fisherman” on my identity card. Once, I was in trouble with a mountain cop because he did not understand what I was doing there. 

What happened at the Kunstraum in Munich during the re-enchantment?

Really, I’d not know but I’m sure something happened. 

What was your intervention and how did it work / connect / relate to the work of the other artists?

I brought some sculptures. One of these was very hidden in the exhibition. It’s an all black object called “Tammurriata nera”. The title is taken from a Neapolitan song written immediately after the second world war and tells stories happened in the city during and after the American Army occupation. The text of the song begins in this way:  “Io nun capisco 'e vvote che succede e chello ca se vede nun se crede è nato nu criaturo è nato niro, e 'a mamma 'o chiamma Ciro, sissignore, 'o chiamma Ciro.” 

Otherwise I installed fast enough, making decisions together with others. We have tried to realized something organic by mixing ideas and objects. 

How did you re-enchant the pages of the book?

I met sick chestnut trees, almost dead, weakened wood attacked by ant it has crumbled into small beautiful pieces. I worked these pieces trying to behave like an ant.   

What are the most important experiences in your artistic journey ?

Certainly human relationships. I met very welcoming and generous peoples. The weather and the food were great, especially the pork shank. And I learned very interesting things about hormones. 

Non ritengo che la cronaca scritta di un'esposizione ne completi la fruizione, anzi, spesso si dimostra un ostacolo fastidioso. Preferisco quindi parlare in modo più approfondito di alcuni episodi legati al passato condiviso con Federico grazie ad un sincero legame di amicizia, cercando di ripercorrere gli aspetti principali della sua personalità e della sua poetica. 

La prima volta che mi scontrai con le  notevoli capacità creative di Federico Bocci fu nell'ormai lontano 1997, durante una mostra collettiva allestita in estate per Effetto Venezia. Eravamo una manciata di ventenni più o meno consapevoli di quello che stavamo facendo. Sicuramente lo era Roberto Puz. 

Non ricordo con esattezza il lavoro che alla fine Federico presentò alla mostra, se non sbaglio installò una serie di oggetti che avevano a che fare con il concetto di spazio-tempo e il suo de-fluire. Quello che però mi ricordo con certezza è il continuo stato di agitazione creativa che Federico mantenne per tutto il periodo dell'allestimento. La sua opera non ebbe mai pace, la cambiò quattro o cinque volte, e non in modo parziale, si trattò di veri e propri sconvolgimenti. Nei ritagli di tempo riuscì anche a prendersi cura di un Tamagoci, fino a quando, in un momento di scarsa inclinazione materna, dopo l'ennesima richiesta di soccorso igienico da parte del suo assistito, decise con un gesto repentino e violento di frantumarlo contro la parete dello spazio espositivo. 

Ricordo che entrava nel fondo ogni giorno con oggetti diversi da inserire nell'installazione e alla fine ne usciva con altri tolti dal lavoro dei giorni precedenti. Si trattava di pura energia mentale, non tanto di indecisione o di titubanza nei confronti della propria opera, quanto di un senso di ripudio verso la "cosa" già compiuta. Una mattina lo vidi in atteggiamento circospetto calare avventatamente nei fossi una tavola di legno attaccata ad una corda con l'intenzione di farla mantecare per qualche tempo nell'acqua putrida per poi riutilizzarla modificata all'interno dell'esposizione. Sfortunatamente la tavola si sfilò dalla fune o forse fu tranciata dall'elica di una delle tante barche di passaggio, fatto sta che cadde irrimediabilmente sul fondo e non fu mai più recuperata. Questa non è leggenda. 

Alla fine realizzò, tra le altre cose, un lavoro su tavola utilizzando una tecnica mista. L'opera era di forte impatto visivo, sembrava la crosta di un pianeta particolarmente ostile alla proliferazione della vita animale, ma la tecnica era talmente mista e i materiali utilizzati erano così inadatti a coesistere che l'opera iniziò immediatamente a sgretolarsi. In quella prima mostra Federico mostrò rare capacità creative abbinate ad una inusuale incoscienza operativa, assolutamente anti accademica e una dinamicità fisica e mentale da far invidia ad un adolescente. 

In quella mostra era già presente l'ossessione per gli ufo, gli alieni, lo spazio sconosciuto nella sua forma più popolare e cinematografica. Forse Federico è un alieno intrufolatosi, sotto forma di feto umano, in un nucleo familiare livornese degli anni settanta, e con il passare del tempo si è convinto di farne veramente parte.

Nel corso degli ultimi anni la sua attenzione si è spostata verso l'oggetto di arredamento. La produzione comprende tavoli, sgabelli, suppellettili di vario tipo, specchi, light box ispirati al mondo della fantascienza o meglio della realtà ultraterrena, come la intende lui. Navicelle spaziali pronte ad atterrare nelle stanze di qualche casa o di qualche locale. Dischi volanti da comodino pronti a contenere tutto e niente. Questi manufatti hanno una decisa impronta artigianale che non si perde neanche nella produzione in serie. Ogni oggetto è diverso dall'altro anche se ha la stessa forma, lo stesso colore, le stesse misure. Frutto probabilmente di un rifiuto quasi chimico per la ripetizione. Ritengo però che l'aspetto più interessante di tutta la sua produzione sia il parziale disinteresse per l'utilità e la praticità della cosa creata. Federico ha sempre pensato agli oggetti come sculture da contemplare e non come arredi da utilizzare. Perfino quando produce una sedia o un tavolo si pone in modo marginale il problema della convenienza, della comodità, di come rimanere nelle regole della fabbricazione e del mercato. Così come non si preoccupava un tempo di realizzare quadri con materiali che resistessero alla loro incompatibilità. L'importante per lui è ricreare ciò che ha in mente nel modo più conforme possibile alla sua visione. 

Questa attitudine lo ha portato negli ultimi tempi a dedicarsi maggiormente alla produzione di vere e proprie sculture, come queste presenti all'interno della mostra. Utilizzo di matrici ferrose. Assemblaggi di materiali recuperati grazie all'innata curiosità e alla frenetica dinamicità, scarti di uso comune, oggetti di archeologia abitativa contemporanea antichi prima di nascere, come le parabole, aggiunte di forme coniche, denti o sensori che riconducono ancora una volta alla simbologia aliena. Sculture appoggiate su piedistalli di tessuto, piante carnivore su prati sintetici. 

Buona Visione.

 

consigli per giovani artisti:

non produrre niente che non puoi trasportare a mano

lessico canaglia: tentativo indagare ripensare partecipativo 

gente che passa dall'impegno al disimpegno sociale con estrema abilità ed organizzazione. Agenda: alla manifestazione fino alle 17 e alle 17.30 appuntamento con l'osteopata 

aria come veicolo di tensione sociale

lav diaz miazzachi si alza il vento e venne il giorno diamante bianco l'uomo dei palloncini

In questa crociata sociale e mediatica sull'inclusività sono totalmente esclusi i portatori di handicap fisici. Dimenticati da tutti  ai margini del discorso politico e di conseguenza dell'opinione pubblica si mostrano soltanto  in casi eccezionali come i grandi eventi sportivi. Ma si tratta pur sempre di super handicappati. 

 

….e sono obbligati a vincere

una coppia che decide di lasciarsi dovrebbe programmare, così come si fa col matrimonio, una data precisa dell'evento  e celebrarla con funzione invitati e la compilazione di una lista di abbandono. Nella lista includerei oggetti che dovrebbero sostenere la la prossima solitudine. Ad esempio un pesapersone 

fart series è una piccola rassegna sull’uso della scoreggia nel cinema. 


 

AIR-CHIVE (fart series)

Author: Marco Ferreri

Title: La Grande Bouffe

Year: 1973
Geography: Francia, Italia
File: https://vimeo.com/7307072

Contributor: Federico Cavallini (fart series)
Tags: #gas#dead#ferreri#cinema#fart#


 


 

Author: Pasquale Festa Campanile

Title: Il petomane

Year: 1983
Geography: Italia
File: https://www.youtube.com/watch?v=z6qvFlgvCg

Contributor: Federico Cavallini (fart series)
Tags: #gas#performance#laughs#pasqualefestacampanile#fart#

 

 

 

Author: Pasquale Festa Campanile

Title: Il petomane

Year: 1983

Geography: Italia
File: https://www.youtube.com/watch?v=tL0MF0XUohI

Contributor: Federico Cavallini (fart series)

Tags: #gas#nobility#pasqualefestacampanile#fart#

 

 

 

Author: Daniele Ciprì - Franco Maresco

Title: Cinico TV (tv series)

Year: 1992 -1996
Geography: Italy
File: https://www.youtube.com/watch?v=QsR02U5qyco

Contributor: Federico Cavallini (fart series)

Tags: #gas#food#ciprì#maresco#paviglianiti#cinema#fart#

 

 

 

Author: Daniele Ciprì - Franco Maresco

Title: Cinico TV (tv series)

Year: 1992 -1996
Geography: Italy
File: https://www.youtube.com/watch?v=Uc-DhWg8-zY

Contributor: Federico Cavallini (fart series)

Tags: #gas#food#ciprì#maresco#paviglianiti#cinema#fart#


 


 

Author: Daniele Ciprì - Franco Maresco

Title: Lo zio di brooklyn

Year: 1995
Geography: Italy
File: https://www.youtube.com/watch?v=1l1P--7wQwQ

Contributor: Federico Cavallini (fart series)

Tags: #gas#song#ciprì#maresco#paviglianiti#cinema#fart#

 

 

 

Author: Federico Fellini

Title: Amarcord

Year: 1973
Geography: Italy
File: https://www.youtube.com/watch?v=E7fpMqe4uls (from min. 5.56 to min. 6.03

Contributor: Federico Cavallini (fart series)

Tags: #gas#oldman#fellini#cinema#fart#

 

 

 

Author: Renzo Arbore

Title: “FF.SS”

Year: 1983
Geography: Italy
File: https://www.youtube.com/watch?v=8Jvq3YF12to

Contributor: Federico Cavallini (fart series)

Tags: #gas#fog#arbore#cinema#cagafuoco“fart#

 

 

 

Author: Ingmar Bergman

Title: Fanny and Alexander

Year: 1982
Geography: Sweden
File: https://www.nazioneindiana.com/2015/01/25/cinedimanche-12-ingmar-bergman-fanny-e-alexander-1982/ from min. 24.00 to min. 26.03

Contributor: Federico Cavallini (fart series)

Tags: #gas#light#children#bergman#cinema#fart#

 

 

 

Author: Peter Hewitt

Title: Thunderpants

Year: 2002
Geography: UK - Germany
File: https://www.youtube.com/watch?v=7yVM6kdrPYw

Contributor: Federico Cavallini (fart series)

Tags: #gas#children#hewitt#cinema#fart#space#

 

 

Author: Marco Ferreri

Title: La grande Bouffe

Year: 1973 
Geography: France - Italy
File: https://www.youtube.com/watch?v=yrWdRyQCiGQ

Contributor: Federico Cavallini (fart series)

Tags: #gas#dead#ferreri#cinema#fart#

 

 

Author: Dan Kwan - Daniel Scheinert

Title: Swiss army man

Year: 2016
Geography: USA
File: https://www.youtube.com/watch?v=At6E9BbuyoE

Contributor: Federico Cavallini (fart series)

Tags: #gas#dead#suicide#sea#kwan#cinema#fart#

 

 

Author: Richard Newton

Title: 1798

Year: 1798
Geography: UK
File: https://it.wikipedia.org/wiki/Flatulenza#/media/File:Newton_Bull_farts_G3.jpg

Contributor: Federico Cavallini (fart series)
Tags: #gas#fart#policy#newton#satire#

 

 

 

Author: Joseph Pujol

Title: The great Fartman

Year: 1904
Geography: France
File: https://www.youtube.com/watch?v=tixKopGjn5s

Contributor: Federico Cavallini (fart series)

Tags: #gas#fart#pujol#

 

 

Author: Joseph Pujol

Title: Le petomane du moulin

Year: ?
Geography: France
File: https://www.youtube.com/watch?v=WYS4i-rsJFY

Contributor: Federico Cavallini (fart series)

Tags: #gas#fart#pujol#


 


 

Author: ?

Title: Le petomane 

Year: 1945
Geography: France
File: https://53ideas.wordpress.com/2010/04/30/le-petomane/Contributor: Federico Cavallini (fart series)

Tags: #gas#fart#pujol#satire#


 

 


 

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